le fiabe di Ireos
La fiaba e la sua magia
A. de Saint-Exupéry – Il Piccolo Principe
Il racconto e l’immaginazione sono due canali di fondamentale importanza nella costruzione dell’identità e sostengono lo sviluppo della creatività come strumento di risoluzione dei ‘problemi’ della vita, da quelli più semplici che riguardano la quotidianità, a quelli maggiormente complessi. La narrazione permette infatti al bambino come all’adulto di costruire un simbolo in grado di rappresentare il suo mondo emotivo e quindi la successiva identificazione con questo simbolo consente la definizione della propria identità. Un continuo gioco di specchi tra sé e la vicenda narrata, attraverso il quale la persona si ‘vede e si riconosce’.
L’atto di narrare già di per sé consente un’oggettivazione della situazione che crea chiarezza e lucidità e fa luce su ciò che, essendo soggettivamente vissuto, rischia a volte di confondere. Come un puzzle che prende significato nella visione d’insieme, mentre sembra insensato se si guardano solo poche tessere alla volta, così accade con la narrazione e la presa di distanza che porta con sé.
L’immaginazione, invece, consente di visualizzare l’evoluzione di una situazione, stimolando le capacità creative di costruzione dei passaggi per arrivare dalla situazione di partenza a quella immaginata. Introduce così il senso del futuro e della possibilità del cambiamento e della trasformazione. Questa funzione dell’immaginazione è particolarmente importante per i bambini che sono centrati principalmente nel qui ed ora e che devono quindi imparare a riconoscere i tempi della realtà.
Il racconto fantastico unisce nella sua struttura narrazione ed immaginazione, e costituisce così un potente strumento che sostiene i processi di identificazione. Da un lato la narrazione oggettivizza la situazione problematica, dall’altro l’aspetto fantastico consente un distacco ancora maggiore, grazie alla metafora che crea una sorta di palcoscenico dell’anima sul quale si possono rappresentare sentimenti, vicende, pensieri senza sentirsi direttamente coinvolti. Tra i racconti fantastici la fiaba è uno dei più antichi ed efficaci nel raggiungere il cuore dei bambini.
Le fiabe classiche propongono una vicenda che si snoda lungo un canovaccio tipico e riconoscibile: una situazione di partenza viene scossa da un problema, che il protagonista deve riuscire a risolvere, con l’aiuto di personaggi spesso magici, per raggiungere un equilibrio nuovo. Questa struttura si presta efficacemente a rappresentare in modo metaforico qualsiasi situazione problematica si presenti nella vita reale, proponendo possibili soluzioni che razionalmente non si riescono a trovare.
Le fiabe che il Centro Ireos costruisce si basano proprio sulla struttura della fiaba classica, proponendo come situazione problematica iniziale quella vissuta dal destinatario della storia (bambino, ma anche adolescente e adulto) e come percorso risolutivo, quello che porta alla riscoperta dei legami affettivi più importanti, che sono la risorsa preziosa a cui ognuno può attingere per ritrovare quella fiducia e quelle forze necessarie a risolvere il problema.
La costruzione delle fiabe, che vengono poi proposte in percorsi individuali o in lavori diretti a gruppi, avviene “su misura”, partendo dall’universo emotivo di quella persona, dalle sue difficoltà, dalle sue specifiche problematiche, che vengono tradotte metaforicamente nella situazione iniziale di una fiaba. Vengono esplicitati i vissuti emotivi che connotano la situazione di disagio: la rabbia, la paura, l’ansia, la vergogna… Tutto ciò che si sente “arrivare emotivamente” da quella situazione costituisce lo sfondo su cui la vicenda prende l’avvio. I personaggi della storia, poi, vivono una serie di avventure che pian piano consente loro di raggiungere e riscoprire quelle risorse di cui non era apprezzato il valore e l’importanza: il rapporto d’amore con i propri genitori. Ed è proprio questa la “magia” che permette di trovare soluzioni nuove ai propri problemi, di diventare grandi e di “ritrovare la giusta strada”.
Queste fiabe, realizzate dal Centro Ireos nel corso della sua attività, possono diventare uno strumento efficace per chiunque (genitore, insegnante, operatore…) desideri trasmettere un messaggio efficace di riscoperta delle proprie risorse personali, in varie situazioni di disagio.
Utilizzando una specifica fiaba per un particolare problema, è possibile consentire un’identificazione maggiore a chi ascolta la fiaba, e un’accettazione maggiore del messaggio che si veicola.
“… E’ tutto un grande mistero! Per voi che pure volete bene al Piccolo Principe, come per me tutto cambia nell’universo se in qualche luogo, non si sa dove, una pecora che non conosciamo ha, sì o no, mangiato una rosa. Guardate il cielo e domandatevi:la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia… ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza.” A. de Saint-Exupéry – Il Piccolo Principe
Marialuisa Candiani e Mariolina Gaggianesi - Psicologhe
gli antichi tesori... e altre fiabe che curano
Perché un libro fiabe?
Nelle nostre case, tra i libri, possiamo sempre trovarne uno più consumato degli altri. Magari non è facile trovarlo, magari è nascosto nel ripiano più alto o in uno scatolone chiuso in cantina, ma possiamo essere certi che c’è… è lì come una porta socchiusa su un mondo fantastico dove la fantasia e i sentimenti trovano voce. Un libro letto e riletto: il libro delle fiabe. Le fiabe che accompagnano la crescita di tutti i bambini del mondo, le fiabe che aprono la strada all’espressione emotiva, le fiabe che aiutano a trovare le parole per esprimere i più intimi segreti e le più difficili emozioni. Una forma di scrittura antica come il mondo, capace di arrivare con profondità nel cuore dei bambini e aiutarli ad esprimere la loro storia, le loro paure più profonde, a trovare la strada per uscire forti dalle situazioni che spaventano e non si sanno gestire. E una volta diventati adulti, incontrando gli occhi di un bambino, viene spontaneo pensare alle fiabe come ad un regalo prezioso.
La fiaba è, infatti, uno strumento di grande utilità per aprire la comunicazione tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia, un terreno neutro in cui mamme e papà possono parlare con i loro figli in una ‘dimensione’ protetta, al sicuro dalle interferenze create della vita quotidiana. Questa forma di scrittura simbolica permette l’accesso al mondo infantile e permette di veicolare messaggi importanti.
Per questo motivo gli operatori del Centro Ireos hanno lungamente utilizzato la fiaba come strumento terapeutico per riaprire il dialogo tra genitori e figli e desiderano sottolineare, con la stesura di questo libro, la sua utilità nella costruzione di relazioni profonde e autentiche tra adulti e bambini.
A chi lo consigliamo?
- Alle mamme e ai papà che si trovano a gestire i momenti critici della crescita dei figli
- Alle nonne e ai nonni cui sono affidati “preziosi tesori”
- Ai bambini e ai ragazzi
- Agli educatori e agli insegnanti
Perche lo consigliamo?
Per riscoprire la magia e la creatività, antichi tesori custoditi nel calore dei legami familiari.
Per ritrovare la strada quando ci si sente smarriti in momenti di difficoltà e accorgersi che non è così difficile diventare grandi!
ascolta l'intervista di Radio Rai 1
ascolta l'intervista di Radio Vera
... trova tu il finale a questa fiaba inedita!
... e inviacelo!
i migliori finali saranno pubblicati!
GLI OCCHIALI MAGICI
di Mariolina Gaggianesi, psicologa
Un milione di anni fa o forse due, quando ancora la terra ancora era tutta verde e azzurra e gli altri pianeti piccole palle colorate abitate da ogni forma di vita, ve n’era uno così piccolo ma così piccolo che a stento si riusciva a vederlo nelle notti di luna piena. Questo pianeta era quello più vicino al sole, lo marcava talmente stretto che quasi pareva che gli fosse affezionato, che non volesse perdere nemmeno uno dei suoi bollenti raggi. Inutile dire che il suo colore era rosso come il fuoco e che vi faceva un caldo pazzesco. Gli abitanti erano ormai abituati all’invadenza di tutto quel calore e di quella luce tanto che non vi facevano più tanto caso. Avevano la pelle dura come il cuoio e gli occhi scuri come la pece; vivevano in casette quadrate in cui tenevano come animali da compagnia le lucertole e i gechi. Anziché portare a spasso il bassotto, si vedevano di quei ramarri attaccati al guinzaglio talmente verdi da spiccare in mezzo a tutto quel rosso.
Fra gli abitanti di questo pianetino con l’orbita vicina al sole, viveva anche una bambina con la sua mamma. A questa bambina, a differenza degli altri, tutto quel caldo dava proprio fastidio. Sarà stata per via della pelle delicata, sarà stato a causa dei suoi occhi azzurri, ma lei proprio non sopportava tutta quella luce e quel calore. La vicinanza della mamma che lei sentiva come una brezza fresca e profumata, non le bastava a rigenerarsi da tutto quel gran caldo. Così usciva poco di casa, cercava riparo tra i rari cespugli spinosi del pianetino, evitando i giochi dei coetanei che la facevano solo sudare. Un giorno, nascosti tra i cespugli di rovi dietro la sua casetta, trovò un paio di vecchi occhiali. Li provò e…. Magia! Improvvisamente il cielo da rosso si fece azzurrino e la luce accecante del sole non la feriva più. Fantastici quegli occhiali, quasi quasi le diminuivano anche il senso del caldo! Senz’altro gli occhi erano riparati e le riusciva finalmente di uscir di casa senza timore. La mamma era un po’ perplessa, dato che gli occhiali consentivano sì il riparo dal sole, ma la vista era un po’ deformata. Quando la bimba guardava la mamma, ad esempio, la vedeva lontanissima, piccola piccola, con il testone grande e le braccia talmente corte che le pareva impossibile correre a farsi abbracciare. Comunque, glieli lasciò portare pensando che se quello era il modo per ripararsi dal sole tanto meglio.
Così i giorni passarono e diventarono settimane e poi mesi ed anni. Quando la nostra bambina si trasformò in una graziosa ragazza, capitò una coincidenza veramente fortunata. Sul pianeta era appena arrivata una di quelle navi volanti che ora si vedono solo nei musei, con tanto di vele e di bandiera col teschio. Eh, sì, era proprio una nave pirata. La nave aveva preso una rotta diversa dal solito e si era ritrovata sul pianetino bollente. I pirati che erano anche saltimbanchi e cantastorie, narrarono le avventure dei mondi lontani agli abitanti del pianeta. La mamma della nostra bambina fu affascinata dai racconti di terre dove l’erba cresceva alta e il cielo era azzurro e non rosso… Pensava “La mia figliola vivrebbe proprio bene in uno di quei posti, dove fa fresco…” Così quando dopo pochi giorni la nave ripartì (i pirati non ne potevano più del caldo!) mamma e figlia si imbarcarono con loro con una valigia piccola piccola e con gli immancabili occhiali che la ragazza volle portare con sé. Dopo molte avventure e incontri affascinanti su pianeti sconosciuti e lontanissimi, le due donne (la ragazza era ulteriormente cresciuta) arrivarono sulla terra. Che verde! E che fresca! E che fiori! Mamma e figlia sbarcarono dalla nave volante, ringraziarono i pirati e iniziarono una nuova vita. Nuova per modo di dire… La mamma trovò un lavoro, comprò una grande casa con un bel giardino e un bel cagnone anziché la solita lucertola, si trovò mille interessi e si ritrovò felice e soddisfatta. E la figlia? Purtroppo non si decideva a togliere gli occhiali magici! La mamma aveva un bel dire di provare almeno un pochettino, qualche ora al giorno, per dar tempo agli occhi di abituarsi a tutto quello spettacolo di colori e di bellezza, ma niente. La figlia non si fidava. Così continuava a portare gli occhiali che non solo lì sulla terra non servivano affatto, ma erano del tutto controproducenti: la mamma innanzitutto era sempre deformata e distante, con le braccia corte corte corte, ma poi era tutto buio e grigio, c’era sempre la nebbia per la giovane donna. Tutto le appariva incerto e confuso e le cose non avevano un contorno nitido… Così continuava a inciampare, a cadere, ad andare a sbattere senza arrivare mai in nessun posto. Ma gli occhiali, no, gli occhiali non si potevano a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e togliere! Finchè un giorno…
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